teoria Gender

Quel che avrei voluto dire all’incontro a Rimini

DI AUTORI VARI

Caro direttore , dopo aver ricevuto tanti messaggi in cui mi si domanda spiegazione della sospensione dell’incontro sulle bugie dell’ideologia gender, organizzato al Meeting di Rimini presso lo stand dei domenicani domenica 23 alle ore 18, chiedo poche righe per rispondere a tutti e lo spazio per pubblicare il mio intervento. Ho saputo della sospensione dell’incontro solo cinque minuti prima di intervenire insieme a padre Giorgio Carbone e Raffaella Frullone. Il giorno seguente ho chiesto spiegazioni ai responsabili e mi è stato risposto che si preferiva non creare polemiche inutili. Grazie, Benedetta Frigerio.

di Benedetta Frigerio   per Tempi.it

La prima bugia dell’ideologia gender è la sua negazione come tale. C’è chi dice che non esiste. Ma la storia documenta altro. All’inizio degli anni Sessanta il movimento femminista associa la liberazione della società con la liberazione sessuale secondo lo schema marxista ma rivisitato. Se per Marx la liberazione dell’uomo e della società sarebbe avvenuta attraverso la lotta fra padrone e operaio tramite lo strumento del capitale, per il femminismo sarebbe avvenuta nello scontro fra i sessi tramite lo strumento del corpo e del linguaggio.

Lo stesso Friedrich Engels, ripreso dal pensiero femminista, nel suo saggio L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, descrive l’inizio della società come fondata sul matriarcato, dove non esiste la proprietà privata. Nello stesso tempo, grazie alla rivoluzione sessuale, la donna pensa che la liberazione sia innanzitutto legata al corpo, che “è mio e lo gestisco io”. Grazie a questo anche l’omosessualità diventa per la prima volta un atto di libertà da rivendicare in un movimento che esce allo scoperto nel 1969 a New York. Alla fine degli anni Cinquanta su questa stessa scia aveva costruito il suo pensiero, ripreso poi dalle femministe e dal movimento gay, l’ideatore dell’ideologia gender, lo psicologo americano John Money e lo psicanalista Robert Stoller che separava il sesso dal cosiddetto genere sessuale. Vale la pena qui ricordare chi è Money. John Colapinto, giornalista musicale americano, ha scritto un libro, Bruce, Brenda e David, in cui si racconta la drammatica vicenda di un bambino, Bruce Reimer, nato nel 1969 in Canada, che perse il pene in seguito a un errore medico.

I suoi genitori disperati videro in tv il dottor Money che spiegava che il sesso non aveva nulla a che fare con il genere sessuale, che poteva essere scelto a prescindere da qualsiasi dato biologico. Bruce fu quindi visitato dallo psicologo che convinse i genitori a crescerlo come Brenda. Peccato che il piccolo giocasse con i maschi, cercasse di fare la pipì in piedi e che, crescendo, fosse attratto dalle donne. Bruce fu anche bombardato di ormoni, ma crescendo, cresceva anche la disperazione e al momento dell’operazione per cambiare definitivamente sesso fuggì disperato. Anche i suoi genitori e il fratello gemello Brian subivano l’infelicità del ragazzo, tanto che un giorno il padre di Bruce gli rivelò la verità. In seguito Bruce cambiò i suoi documenti con il nome maschile di David. Pochi anni dopo si sposò e durante un’intervista, sottotitolata in italiano, fece un appello chiedendo alla gente di combattere questa ideologia e domandando cosa dovesse accadere ancora perché ci si opponesse: “Forse che qualcuno si uccida?”. Il suo gemello, la cui esistenza fu rovinata da Money, si suicidò. Di fronte a questo ennesimo dolore David non resse e si tolse la vita.

Nel frattempo Money continuò ad essere premiato dalla comunità scientifica internazionale, che non ha mai smentito le sue teorie.

Intanto, il movimento femminista, sapendo che la società non avrebbe mai accettato tali teorizzazioni decide di organizzarsi in piccoli gruppi culturali interni agli atenei universitari. E negli anni Ottanta vengono istituiti oltre 800 dipartimenti di Women’s Studies. Anche il movimento gay capisce che è dalle istituzioni culturali, scientifiche e politiche che occorre partire, occupando i posti di potere. Accade così che nel 1973 si arriva a eliminare dal manuale delle malattie diagnostiche l’omosessualità. Simon LeVay, noto ricercatore e attivista gay, confessa: «L’attivismo gay era chiaramente la forza che ha spinto l’Apa (American psycological association) a declassificare l’omosessualità dai disturbi di mente». Inoltre due ex presidenti dell’Apa, Wright e Cunnings, in un libro Destructive Trends in Mental Health scrivono che «una tempesta politica era stata creata dagli attivisti gay all’interno dell’associazione e quegli psichiatri fortemente contrari alla normalizzazione dell’omosessualità sono stati demonizzati e persino minacciati di morte». Dopo di che fu presa una decisione per alzata di mano e l’omosessualità fu così depatologizzata.

Nel frattempo diventava patologico ciò che è sempre stato normale: la persona che ritiene contro natura la pratica omosessuale viene definita omofoba, ossia con una paura patologica (fobia) dell’omosessuale. Come vedete è già la seconda parola inventata. Anche il genere che oggi usiamo tranquillamente per descrivere il sesso di una persona, fino a poco tempo fa era solo un termine grammaticale. Cambiando il linguaggio si riesce a travisare la realtà.

Ma procediamo, il movimento femminista mirava anche al potere politico e alle sedi internazionali. Come l’autrice americana Dale O’Leary dimostra raccontando ciò di cui fu testimone oculare quando andò alla conferenza Onu del Cairo (1994) e di Pechino (1995) anche su incoraggiamento di Giovanni Paolo II che, a conoscenza del pericolo, chiese a tutti gli Stati di opporsi tramite una missiva. Al Cairo le femministe posero il problema di rimodellare «i confini tra il naturale – e la sua relativa inflessibilità – e il sociale e la sua relativa modificabilità» e di rivisitare «i diritti dell’uomo secondo la prospettiva di genere». A Pechino fu presentata un’agenda politica che andava dai «mutamenti nella struttura della parentela, al dibattito sul matrimonio gay, alle condizioni per l’adozione e l’accesso alla tecnologia riproduttiva».
Il genere fu riferito «alle relazioni tra uomo e donna basati su ruoli definiti socialmente che si assegnano all’uno e all’altro sesso». Tutto ciò fu accolto grazie agli escamotage delle femministe che, ad esempio, la misero ai voti proprio quando la delegazione delle donne africane, ad essa contrarie, erano ormai partite, ottenendo la maggioranza. Di qui il linguaggio passerà in Europa, ma come spiegherò poi.

Ora torniamo agli anni Novanta quando si diffonde il libro After the ball, di Kirk, neuropsichiatra, e Madsen, esperto di tattiche di persuasione, entrambi noti attivisti Lgbt. Il loro libro serve a denunciare gli errori della battaglia gay, fondata sullo scontro, e a cambiare strategia. Fra le raccomandazioni c’è la desensibilizzazione degli eterosessuali (altro termine inventato e da non utilizzare, poiché esistono solo gli uomini e le donne, mentre l’omosessualità è un’emozione mutevole), che avviene inondano la società di immagini e messaggi omosessuali. Bisogna poi smetterla di differenziarsi e confondersi con le persone comuni in modo da abituarle «ingannandoli a credere che tu e loro parlate lo stesso linguaggio». Bisogna poi dipingersi come vittime e smettere di aggredire, usando come arma la diffusione dell’Hiv se serve. C’è poi la tattica del grippaggio dove «mostrando le terribili sofferenze degli omosessuali» si giochi sul «senso di colpa» dei cristiani, che devono «apparire i cristiani bigotti».

Per chi ancora crede alla dietrologia di chi parla di lobby gay miliardarie vorrei fare l’esempio della Glen (associazione gay irlandese). Breda o’Brian, dell’Irish Time, durante la campagna referendaria sull’introduzione del matrimonio fra persone dello stesso sesso in Irlanda ha documentato che l’associazione americana Atlantic Philanthropies, tra il 2001 e il 2010 ha versato alla Glen oltre 7 milioni di dollari trasformando quella che era un’associazione con un dipendente che si occupava di lotta all’Aids in una vera e propria macchina da guerra. Si legge su un documento della stessa Glen che «le donazioni pluriennali» le hanno permesso di «trasformarsi in una macchina da lobbying operante a tempo pieno» che «lavora nella macchina di governo utilizzando un modello pragmatico che consolida il supporto, conquista i dubbiosi e pacifica coloro che si oppongono».

Esattamente quello che è accaduto in Irlanda dove, come descrive John Waters persino l’intervento della Chiesa è stato soft se non controproducente, dato che ci sono stati vescovi che hanno parlato della famiglia come luogo non unico ma “migliore” dove crescere i figli. Anche per questa assenza, la maggioranza di chi ha votato contro il matrimonio fra persone dello stesso sesso non ha avuto la forza di farlo pubblicamente.

Ma torniamo all’Europa. Nel 2010 il Consiglio d’Europa ha votato una raccomandazione non vincolante, ma comunque adottata dall’allora ministro Elsa Fornero nel 2013, «sulle misure volte a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere», dove si legge che «le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (Lgbt) … sono vittime di omofobia, transfobia» e che vanno tutelate negli ambiti legislativi come il lavoro, l’educazione, la salute, la libertà di espressione. Si chiedono quote particolari per le persone Lgbt, che lavorano per educare i bambini a vivere la propria sessualità senza schemi e si raccomanda di vigilare affinché siano puniti espressioni o idee omofobe. Tutto ciò è contenuto nel testo della Fornero: “Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, finanziata dal governo Letta con 10 milioni di euro. Il Dipartimento delle Pari Opportunità e l’Unar la implementano con “Tante diversità uguali diritti” volta combattere l’omofobia tramite la consultazione delle associazioni Lgbt per agire nelle scuole con corsi per dirigenti, docenti e l’empowerment delle persone Lgbt nelle scuole sia tra gli insegnanti sia tra gli alunni. Si è proseguito con le linee guida per i giornalisti che censurano parole come “famiglia” o “utero in affitto”, per passare ai libretti Educare alla diversità, i cui testi, denunciati per primo da Tempi e dalle Sentinelle in Piedi, sono stati ritirati, ma che somigliano a quelli di indottrinamento comunista, in cui i bambini vengono messi contro “i genitori omofobi”. Ricordo poi il ddl Scalfarotto del luglio 2013, che suscitò la mobilitazione delle Sentinelle in Piedi e che mirava a introdurre il reato di opinione per omofobia. I fatti di cronaca dove già si vede in atto la “caccia all’omofobo”, l’odio verso chi difende la fede cristiana e la natura umana, sempre raccontanti da Tempi, sono infiniti.

Ma a chi ancora non crede all’esistenza dell’ideologia gender ricordo il pensiero di quella che viene considerata come l’ideologa vivente principale del movimento femminista, la professoressa americana Judith Butler che parla del genere come «di una costruzione culturale, esso non è il risultato causale del sesso, né è fisso come il sesso» ma «la maschilità potrà essere riferita sia a un corpo maschile sia a uno femminile e la femminilità sia a un corpo maschile sia a uno femminile». Ora siamo alle Unioni Civili dove grazie al grippaggio e ad altri fattori persino all’interno della Chiesa si teme di parlare di unioni contro natura e di spiegare perché per il cristiano sono un peccato morale grave che normato diffonde infelicità in tutta la società.

fonte: Tempi.it

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Teoria Gender…… dicono che non esiste….dicono che esiste…..  quelli che dicono che non esiste, ne parlano in modo da far capire che è una invenzione di coloro che dicono che esiste…… Ho cercato di informarmi bene…… cerco sempre di informarmi sulle cose che mi dicono o leggo….ho imparato a non fidarmi…… Metto questa post perché si riferisce anche al Meeting di Rimini del Movimento Comunione e Liberazione… un Movimento che è stato sempre attento alla famiglia tradizionale ed al Cattolicesimo, ma sembra che ultimamente si sia un po’ raffreddato avvicinandosi, al solito, ai Potenti di turno…. Non voglio criticare ne dire chi ha ragione e chi ha torto….non sono la persona adatta a farlo, quello però che vorrei dire è che non mi va che qualcuno possa pensare che io, con il mio pistello, possa anche sentirmi donna… .. il mio pistello mi è stato dato dalla Natura perché il mio ruolo normale, è quello di metterlo dentro una vagina  e al limite mettere incinta una donna, che a sua volta è donna perché ha la vagina , adatta al mio pistello…… e questo è talmente assodato che non ci piove…… Ora la Teoria Gender invece capovolge i fatti….. io posso con il mio pistello, chiamarmi donna…oppure essere amorfo…né donna ne uomo…. Oppure oggi ho voglia di fare la donna e domani l’uomo…… oppure il gay attivo o passivo…… C’è un certo modo di pensare che mi fa riflettere….. o stiamo diventando tutti matti….oppure c’è gente che gioca sporco….. Se io sono gay o lesbica o amante degli animali, o delle piante, o dell’alcool….. a me va bene….solo che non voglio imporre  il mio sentirmi  ( non essere)….agli altri…..Non posso pretendere che  il maschio, magari con un bel pacco, come dice una mia amica, non possa dire più di essere maschio o padre…. No deve dire di essere un genere o un genitore uno…… Questo non mi va giù….. non mi va che mi obbligano….con una legge….a non definirmi più maschio o femmina…… e questo perché qualcuno, con tanti soldi e tanto marciume nell’anima, pretende di cambiare il mondo…. Questo è quello che ho potuto capire di questa Teoria  Gender che esiste davvero e che adesso, all’inizio dell’anno scolastico verrà provata nelle scuole elementari e negli asili, genitori permettendo, almeno spero,  così che ad  un  bambino o una bambina verrà insegnato come ci si masturba per provare piacere e come non essere mai sicuri di cosa si è….. per cui i bambini verranno vestiti da femminucce e viceversa….. Staremo a vedere….

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morta…

Quanto è strano !….. mi è morta una gatta…Paciocca….randagia e lei ci teneva  a dirlo…. Indipendente….. battagliera…. Con lei avevo capito che “marcare” un territorio non è solo prerogativa dei maschi, ma anche delle femmine….. Lei comandava nel mio giardino e nelle vicinanze….. si era trovato un maschio…bello…grigio fumo….. sottoposto come tutti gli animali innamorati…. Ieri una vicina mi ha chiamato….c’era un gatto sotto la sua auto e sembrava  Paciocca e sembrava morto…..Era da qualche giorno che non si vedeva in giro…. Spostata la macchina ho visto che era proprio lei…. Sdraiata che si lamentava …. Un lamento sottile….quasi un soffio….. Presa e messa dentro un trasportino preso in prestito…. Ieri era domenica….tutto chiuso….. mi sono ricordato di una veterinaria…..nel mio iphone c’è il suo numero di cellulare…. Chiamata  e fortuna….l’ho trovata nel suo ambulatorio che lavorara….di corsa giù… mentre tanti mosconi avevano iniziato ad accanirsi contro Paciocca…… Ho suonato e spiegato la situazione….. mi ha detto tranquillamente che  era morente : Che vuoi fare?….. Le ho chiesto: che posso fare?……mi ha risposto che poteva fare accertamenti….analisi…ma lei aveva una frattura alla testa….forse una macchina…. Difficile salvarsi….. Mi ha detto : se vuoi faccio una puntura e la mettiamo a dormire….. penso io poi alla sua sistemazione….. In un attimo mi sono sentito come si possono sentire colore che assistono dei malati terminali o malati in coma irreversibile…. Ho aperto la bocca ed ho bisbigliato: fai la puntura…..e subito avrei voluto urlare: aspetta….dai aspettiamo ancora un po’….forse si rimette…. Ma sono stato vigliacco….. ho pensato : tanto deve morire…mi levo un impiccio da torno…  in fine è solo un animale……. Intanto lei, freddamente mi elencava le spese da pagare….. con lo sconto  : 140 euro……. Pagato e sono scappato….. le ho fatto un’ultima foto…..  Mi sento un omicida…

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Paciocca….

Una gatta randagia…. Indipendente….. donnaiola…… sfacciata…… anni fa è capitata nel mio giardino…. Veniva a giorni alterni….. passavano settimane e non si faceva vedere….poi magari per un mese tutte le mattine la trovavo accucciata sullo zerbino fuori  della mia cantinetta…. Mi vedeva e si allontanava….mai di corsa…. Indifferente, come a volte sanno essere i gatti con quell’aria che mi dà i nervi…… Parlando con un mio amico che gestisce un gattile,  ho saputo tutta la storia di questa gatta…..nata da una madre  che sfornava i piccoli ogni sei mesi – un anno…… era stata presa e castrata….poi lasciata libera….  Come segno le avevano tagliato la punta dell’orecchio sx…… Dopo qualche anno una mattina  è rimasta ferma sullo zerbino….. mi sono avvicinato…sono salito sulla matiz posteggiata davanti e sono partito….lei non ha fatto una piega……qualche giorno dopo, facendo spesa ho visto uno scaffale di scatolette per gatti….. Ho comprato una scatoletta di tonno e gamberetti… Ho pensato : si trattano bene i mici…… A casa l’ho messo il contenuto  su un piattino e il piattino sotto la matiz…….  La gatta non c’era più…… il giorno dopo il piatto bello pulito e lei sempre sullo zerbino….. E’ andato avanti per un po’….poi sia io che lei ci siamo abituati alla rispettiva presenza ed io ho comprato un pacchetto di scatolette….. tutte le volte che la trovavo lì , aprivo una scatoletta e gliela davo…. Lei accettava , mangiava e poi partiva…..senza dire nulla…. Le ho dato un nome : Paciocca….. perché è una gatta bianca e grigia ma bella tosta….non molto alta ….ma un bel musetto….. sono passati più di sei anni e lei, pur restando randagia ed indipendente, mi ha permesso di toccarla prima, poi accarezzarla, spazzolarla….. non ho mai saputo cosa facesse di notte e dove dormisse…. Mi sono accorto che mi voleva bene, a modo suo, perché tutte le volte che mancavo di casa, al ritorno me la ritrovavo tutta stizzata…. quasi indifferente…. ma questo suo modo di fare durava qualche giorno…poi si riavvicinava…. Racconto questa storia perché da qualche giorno è scomparsa….. l’ho vista 5 gg fa che si lamentava nel giardino di un vicino…. Mi sono avvicinato ed ho visto che le sanguinava un po’ la bocca…. Le ho portato lì un po’ di latte ed una scatoletta…non è riuscita a mangiare….. volevo prenderla per portarla dal veterinario , ma è scappata….. ora non so dove sia….. Ho chiesto in giro, nessuno sa nulla… Ho paura che sia andata a morire da qualche parte….di nascosto….i gatti ci fanno….. Ultimamente  si era procurata un compagno…un gatto grigio randagio anche lui….. lo chiamavo Grigetto….stavano sempre insieme….ed anche lui è scomparso….

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musica…

…non posso mettermi  ad ascoltare la musica….rischio di rimanere qui fino a che il sonno  non mi vince…..senza mangiare né bere….nè parlare…con i ricordi che corrono lungo le arterie e le piccole vene del cervello….e gli occhi si riempino di lacrime…. I muscoli delle gambe si induriscono  intrecciandosi con  i tendini…..non posso….rischio di dimenticare chi e cosa sono….rischio di ritornare indietro nel tempo…… una  canzone tira l’altra…come le ciliegie….che poi non mangio mai perché sono talmente pigro da non riuscire  a  gettare il nocciolo…… sono seduto su una panchina e circondato di gente che fa finta di divertirsi….ho messo l’auricolare all’ Ipad  e sono su  YouTube….. i video si susseguono con tutte le canzoni che mi fanno sognare…è come essere prigioniero  in una gabbia di note….. Credo che sia vera la storia di Pan che suonava il piffero e incantava le donne…. O del pifferaio che vince i topi…… o di tutti gli artisti dall’inizio dei tempi che suonavano e componevano e regalavano sogni a chi aveva la fortuna di ascoltarli……. C’è un solo modo per smettere di sognare….staccare l’auticolare ed è quello che fa Lory……mi guarda e mi dice : sveglia ! è ora di muoversi….

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Schiavi

Si muore come schiavi Tutti sanno, nessuno parla (sindacati e preti inclusi)

Crepare di fatica non merita l’intervento né delle confederazioni né dei carabinieri né della magistratura né del clero distratto dalle prediche delle sue elevate gerarchie

Vittorio Feltri – Ven, 21/08/2015 – 15:00

In Italia è così: finché non ci scappa il morto, nessuno si muove. Adesso una donna ha perso la vita nei campi, uccisa dalla fatica e dai raggi cocenti del sole, allora per un paio di settimane si indaga, si accerta, si aprono inchieste, si cercano responsabilità.

Poi basta. La vittima è una donna di 49 anni, Paola Clemente, bracciante agricola soggetta ai cosiddetti caporali (reclutatori di manodopera a tariffe stracciate), stroncata da un malore mentre sgobbava come una schiava: retribuzione, 2-3 euro l’ora. Le sue mansioni erano le stesse di tanti altri diseredati che per campare sopportano sacrifici disumani: raccogliere frutta dall’alba al tramonto, sfidando temperature equatoriali. Poca acqua e tanto sudore al punto da lasciarci le penne: mancanza di sali nell’organismo, per integrare i quali sarebbe stata sufficiente una bustina di Polase, che però non viene somministrato (né vi è alcuno che ne imponga l’assunzione).

È un miracolo che finora sia andata al Creatore soltanto Paola. Numerose, però, sono le persone candidate a subire la medesima sorte. Già. Nell’era delle tecnologie avanzate, l’agricoltura in Puglia, e non solo in Puglia, non è cambiata rispetto agli anni Cinquanta, quando i braccianti crepavano come mosche per una manciata di spiccioli, compenso misero elargito dal padrone del feudo in cambio di lavoro massacrante in campagna, nelle masserie e nelle vigne. Leggere Francesco Jovine, autore della Signora Ava e Le terre del Sacramento , per citarne due opere, allo scopo di saperne di più.

Ora ci occupiamo di Paola Clemente perché ha tirato le cuoia, ma, come costei, in varie zone del Mezzogiorno sono numerosi le donne e gli uomini che si piegano all’avidità del caporalato. Lo fanno per sopravvivere, non certo per amore della zolla. Si alzano in piena notte, alle 3, si vestono in qualche modo, salgono sul pullman messo a disposizione dai negrieri, viaggiano assonnati un paio d’ore, anche di più, e raggiungono il luogo in cui sono richieste le loro braccia. Un compito duro, riempire ceste e ceste di prodotti raccattati su campi che non conoscono l’ombra, ore e ore di attività senza soste, vietato rifocillarsi. All’imbrunire, la schiera degli sfruttati risale sulla corriera che li riporta al paesello. Una cena frugale, un breve riposo, e l’indomani si ricomincia. Il tutto per una paga mensile che non supera 600 euro, da cui bisogna detrarre la spesa delle quotidiane trasferte, soldi da versare al caporale che agisce allo scoperto, sicuro che nessuno lo fermerà anche se è fuori legge, anche se è noto che delinque.

Ecco cosa stupisce e indigna: non c’è anima che combatta lo schiavismo, che tenti di stroncarlo assicurando alla giustizia coloro che lo praticano senza freni e senza pudore. Paola abitava nei dintorni di Bari, che non è in Nigeria, ciò nonostante manco un cane si è interessato alla sua condizione di schiava antica in questo mondo moderno che vanta un welfare protettivo per chi non ne ha bisogno e trascura i poveracci, quelli che si spaccano giovani la schiena per non morire giovanissimi di fame.

Tragedie di questo tipo avvengono all’insaputa dei media e nell’indifferenza generale. Recentemente, a dire il vero, la Rai ha dedicato un servizio ai derelitti di Puglia obbligati a sottostare alle regole bieche dei caporali e di chi li manovra (padroni crudeli e spietati), ma è andato in onda in terza serata, quando la maggioranza di noi borghesucci dormiva della grossa. Cosicché la fine di Paola è passata di fatto sotto silenzio, liquidata in poche righe, anche dai giornali.

Una connazionale che crepa di stenti per sostentare la famiglia non fa notizia per i mezzi di comunicazione, per i sindacati (che se ne impipano degli ultimi) e neppure per i preti, non dico i cardinali, ma nemmeno i parroci e i curati. Lo stesso Papa si preoccupa degli immigrati e dei profughi e sorvola sugli italiani spremuti e gettati al cimitero come rifiuti solidi. Se la signora Clemente fosse stata, anziché una barese del contado, una siriana, una libanese o un’africana, il Paese si sarebbe commosso, avrebbe gridato all’iniquità sociale, alla mancanza di solidarietà. Ma per sua disgrazia era una terrona miserabile e disgraziata. Cosa vuoi che importi alla Cgil e alla Cisl di una donna priva di tessera, che non sciopera, non conta niente, che vale zero nelle quotazioni politiche?

Crepare di fatica non merita l’intervento né delle confederazioni né dei carabinieri né della magistratura né del clero distratto dalle prediche delle sue elevate gerarchie. Paola non c’è più. Non hanno applaudito al suo funerale. Le sia almeno lieve la terra su cui ha sudato sangue.

Feltri è un giornalista di parte….come tutti i giornalisti che vogliono lavorare…..non esiste un giornale né un giornalista indipendente…..lo sappiamo tutti che in Italia non c’è libertà di stampa…… personalmente non me ne frega nulla….io i giornali non li compro né li leggo…..  non guardo neanche la tv….. leggo le notizie sulla Rete e leggo di tutto….. poi traggo le conclusioni, controllando spesso di persona la notizia….. Questa storia del caporalato è vecchia…. di anni per non dire di secoli…. Chiamare alla mattina presto i braccianti e sceglierne alcuni e lasciare gli altri è una storia che già si faceva ai tempi di Gesù….più di 2000 anni fa…. Oggi…in tempi moderni si chiamano qui e si portano a centinaia di kilometri…. Si fanno lavorare , con uno stipendio da fame, fino al calar del sole…..poi di corsa a casa e così tutti i giorni, ringraziando Dio di venir scelto….Tutto questo è risaputo da tutti….  Chi dice di non sapere è semplicemente un bugiardo…. Ogni tanto qualcuno muore di stenti, ed allora, se c’è qualche giornale che ha voglia di fare casino, pubblica la notizia e tutti noi….con  la nostra maschera di meraviglia diciamo : Nooo….non ci credo….è impossibile….siamo nel 3000 mila…. Forse siamo nel 3000 come età….ma come Coscienza …. Anima….. Sentimento….siamo rimasti all’età della pietra…. Il  dio denaro è quello che ci comanda e noi tutti zitti…. Stato e Chiesa…. Magistratura, Forse di Polizia , Sindacati……non volevo nominarli i Sindacati…. Mi sporcano questa pagina….

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pioggia d’estate

Un paio di settimane fa…..sotto  il sole caldo di luglio…. parlavo con un ragazzo indiano dell’India… di un paesino vicino Goa…. È un vu cumprà e vende anelli e braccialetti….ogni anno passa ed io gli compro sempre qualcosa….non tiro mai sul prezzo e lui non mi  “frega” ….. siamo diventati amici ed un paio di volte ha mangiato con me in spiaggia….. conosce quattro lingue…bene…. A lui piace questa vita e gira fra Italia, Germania e Spagna…..  mi diceva che non vedeva l’ora che piovesse così che l’acqua  avrebbe pulito la spiaggia, ormai troppo sporca….. Sapevo che si riferiva allo sporco naturale di polvere, terra….rifiuti di uccelli e del mare….. E’ vero, se una spiaggia non viene “lavata”  poi ci si ritrova con i corpi sporchi di polvere…. Finalmente in questi giorni  dei bei acquazzoni hanno esaudito le sue preghiere…… ho visto che è cambiato anche il colore del terreno…. Più scuro…più vivo…. con un profumo più pungente…. ed è stato bello gettarsi in mare e nuotare mentre la  pioggia batteva sul mare….acqua sull’acqua….. una delizia….

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morto un Papa se ne fa un altro…

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di Lorenzo De Cicco

Il corteo funebre del “re” dei Casamonica è arrivato a piazza San Giovanni Bosco preceduto dai vigili urbani. Gli agenti della polizia locale hanno fatto strada ai 12 suv, carichi di fiori, che precedevano la grande carrozza nera con la salma di Vittorio Casamonica, il boss della cosca che domina lo spaccio a Roma Est.

Quella dei pizzardoni, sembrava quasi una scorta al feretro del boss: facevano largo alla processione delle auto degli affiliati al clan, smistavano le macchine di chi non doveva partecipare alla cerimonia. E ora il loro comportamento rischia di diventare un caso. Perché la presenza della Polizia locale, ancora prima che la cerimonia iniziasse, significa soprattutto una cosa: che il Comune, da cui dipende il Corpo dei caschi bianchi, era stato informato dell’evento.

In questi giorni, con Marino in vacanza, a Palazzo Senatorio il reggente è il vicesindaco Marco Causi. Potrebbe essere lui l’anello finale della lunga catena di responsabilità che hanno portato a trasformare un funerale nell’autocelebrazione di uno dei più potenti clan della Capitale. Perché una cosa è chiara: gli agenti presenti alla cerimonia, anziché limitare un evento apparso subito come l’apologia di un criminale, in qualche modo l’hanno addirittura agevolata, facendo largo al corteo funebre. Che ha attraversato liberamente quasi venti chilometri di strade di Roma in pompa magna, con tanto di cavalli e Rolls-Royce.

LA CAROVANA
Con il risultato di bloccare mezza città: la carovana dei rom era partita alle 10 di mattina da via di Roccabernarda, alla Romanina, il quartiere-bunker del clan, il fortino dello spaccio sorvegliato come Scampia con telecamere e vedette. La processione si è spostata subito su via Tuscolana e qui è rimasta per oltre dieci chilometri, superando il Raccordo anulare, fino a fare tappa nella grande piazza del Tuscolano. Prima ancora che il corteo con la carrozza arrivasse davanti alla chiesa, preceduto da tre motorini con i clacson spiegati, i vigili urbani erano già schierati. Preparavano l’arrivo della bara del “re degli zingari”, smistando le auto di chi non doveva partecipare al funerale.

LA PIAZZA
Alle 11 la carrozza nera del 1910 trainata da tre file di cavalli irlandesi, con le spoglie del boss ha fatto ingresso nella piazza. Ad accoglierla c’era la banda Panizza di Frascati, pagata per omaggiare il ras defunto con le note della colonna sonora del Padrino.

All’esterno della chiesa intanto era stata appesa una gigantografia con la scritta «Vittorio Casamonica: Re di Roma», insieme a un fotomontaggio che raffigurava il vecchio boss, con tanto di crocefisso, accanto al Colosseo e alla Basilica di San Pietro. Un concetto rafforzato in un altro manifesto: «Hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso».

GIÙ DAL BUS
Nel frattempo tutta la piazza è stata invasa da Jaguar e Mercedes in doppia fila, oltre ai suv che avevano accompagnato la carrozza. Il traffico, dal Tuscolano a Cinecittà, è andato subito in tilt. Nella piazza dove si è svolta la cerimonia per diversi minuti c’è stata la paralisi: le auto parcheggiate in mezzo alla piazza hanno bloccato, per due volte, i bus della linea 502. E i passeggeri sono stati costretti a scendere in mezzo alla strada

……che l’Italia sia ormai una nazione di scassati è risaputo in tutto il Mondo…..che qui chi comanda, il più pulito ha la rogna, si dice proprio a Roma….lo sanno anche i gatti…non capisco tutta  ‘sta storia su questo funerale…… è morto un boss…il re degli  zingari….. un uomo pieno di soldi fatti alle spalle di tutti noi…ma a noi ci interessa poco…siamo abituati ad essere depredati tutti i giorni…. Abbiamo uno Stato che fa pietà….governati che fanno schifo…. Istituzioni create solo per rubare….e ci lamentiamo di un funerale ???……dovremmo essere contenti che almeno qualcuno di questi delinquenti muore… e se ne và…..ma forse quelli che si lamentano sono i compagni che rubavano con lui ed ora non possono più farlo …..dico loro: state tranquilli !! Morto un Papa se ne fa un altro…sicuramente ci sarà il suo sostituto che già ha preso contatti….seguiterete a rubare e noi a brontolare…perché solo quello gli italiani sanno fare…brontolare e basta….

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